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San Vincenzo al Volturno: un antico monastero benedettino in Molise

19 novembre, 2013 • Tra mare e montagna

Nell’alta valle del Volturno, a poca distanza dalla sorgente del fiume, in provincia di Isernia, sorgono i resti di uno dei più importanti cenobi benedettini d’Europa: San Vincenzo al Volturno.

Di questo antico monastero se ne era perduta la memoria finché un contadino, il 10 maggio 1832, non scoprì accidentalmente un ambiente sotterraneo completamente e finemente affrescato: si trattava della cripta dell’abate Epifanio (824-842), una delle più importanti testimonianze dello splendore del complesso benedettino.

San Vincenzo al Volturno

La storia di questa città monastica, potente e ricca, ci viene narrata dal monaco Giovanni che nel 1130 scrisse, proprio nello scriptorium di San Vincenzo al Volturno (luogo del monastero nel quale avveniva la copiatura dei manoscritti), il Chronicon Vulturnense, un codice miniato, attualmente conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, che raccoglie le tradizioni e le memorie del cenobio, a partire dall’VIII sec. d.C..

Ed è proprio il monaco Giovanni ad informarci che nel 703 d.C. tre giovani principi beneventani di origine longobarda, Paldo, Tato e Taso, divenuti monaci ed intenzionati a recarsi in Francia, furono persuasi a fondare il monastero alle sorgenti del Volturno da Tommaso di Moriemma, abate del monastero di Farfa, nel Reatino, dove i tre monaci si erano fermati per riposare durante il tragitto.

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Il 27 marzo 787 il monastero, fondato sui resti di un insediamento tardo-romano, fu posto sotto la protezione del re dei Franchi Carlo Magno che gli concesse i privilegi destinati alle più note abbazie europee. Durante il IX sec. il cenobio diventò una vera e propria città monastica che ospitava circa 350 monaci, 9 chiese, le cucine, i magazzini, il refettorio, il lavatorium collettivo e diverse officine artigianali e gestiva territori molto vasti in Molise, Campania, Lazio e Puglia per un totale di circa 450 km quadrati.

Parte di queste imponenti strutture sono ancora visibili sul sito di San Vincenzo al Volturno e testimoniano la vita di questa comunità monastica che seguiva la regola benedettina dell’ora et labora. Questa regola si esprimeva soprattutto nell’instancabile lavoro artigianale che i monaci eseguivano nelle numerose officine: fabbri e maniscalchi, orefici, fonditori di campane, smaltatori, artigiani del vetro e intagliatori si dedicavano ogni giorno alla produzione di oggetti preziosi e raffinati che venivano utilizzati per abbellire gli ambienti del monastero, per decorare i codici miniati e gli effetti personali degli abati o delle personalità di spicco dell’Europa altomedievale.

Curiosità: è attestato a San Vincenzo al Volturno l’esempio più antico, in Italia meridionale, di tecnica di lavorazione dello smalto à cloisons (tessere di varie forme di smalto applicate su placchette in bronzo), molto vicina agli smalti dell’altare d’oro di Sant’Ambrogio a Milano o a quelli della croce di Pasquale I nel Sancta Sanctorum di Roma.

L’officina di San Vincenzo – il convegno

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Se la storia di queste officine vi affascina e vorreste saperne di più non perdetevi il convegno “L’officina di S.Vincenzo. Artisti e amanuensi in una grande abbazia medievale” che si terrà venerdì 22 novembre 2013 nell’Aula Magna dell’Università degli Studi del Molise in via F. De Sanctis a Campobasso.

Il sito si trova in prossimità della frazione “La cartiera” di Castel S. Vincenzo, poco dopo Rocchetta al Volturno. Da Isernia si imbocca la S.S. 627 direzione Colli al Volturno e, dopo la frazione Fonticelle, ci si immette sulla S.S. 158. Per quanto riguarda l’orario di apertura invece, potete visitare San Vincenzo al Volturno dalle ore 9 alle ore 14 tutti i giorni tranne il lunedì. Un posto estremamente suggestivo del nostro Molise che non dovreste assolutamente perdere. ;)

 

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