Molisiamo

Il Molise che non ti aspetti

Roccavivara e la bellissima Chiesa di Santa Maria del Canneto

Nell’agro del Comune di Roccavivara, a poca distanza dal punto di congiunzione del fiume Trigno con il torrente Ponte di Musa, uno dei suoi affluenti, sorgono, proprio a ridosso del greto del fiume, i resti di un insediamento di età romana e una delle più belle chiese romaniche della regione: S. Maria del Canneto.

La zona, che deve il nome proprio alla presenza di un canneto lungo il corso del fiume, è stata abitata fin dall’età preistorica, essendo ricca di acqua e circondata da una fitta vegetazione, in parte boschiva, che garantiva abbondante selvaggina. Successivamente, in età romana, nella stessa zona prese piede l’attività agricola intensiva, favorita anche dalla presenza di una via fluviale verso il mare che assicurava agevoli scambi commerciali.

Roccavivara e la Villa Rustica

Già nel I sec. a.C., dunque, è attestata la presenza a Roccavivara di una villa rustica, un’antica azienda agricola, per la produzione e lo stoccaggio soprattutto di vino e olio. La villa era del tutto autosufficiente, così come raccomandavano gli scrittori antichi, grazie ad un capiente magazzino con 22 dolia (grandi contenitori ceramici interrati utilizzati per la conservazione di olio, vino e cereali), vasche di decantazione, un torchio, un mulino e un forno.

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Foto tratta da www.panoramio.com

 

Nel III sec. d.C. la parte residenziale della villa viene ristrutturata e abbellita con mosaici policromi, forse in seguito al trasferimento del dominus dalla sua residenza municipale (forse Terventum, Trivento, municipio romano nel cui comprensorio ricadeva la zona). Fino alla fine del VII sec. d.C., quando un incendio danneggiò gravemente questa parte della villa, adibita a monastero, non si hanno testimonianze dirette ma è possibile che, già interessata da un’area sepolcrale, avesse ospitato anche un luogo di culto cristiano, intorno al quale, a seguito dell’abbandono dell’attività agricola intensiva, prese vita una piccola comunità religiosa.

La Chiesa di Santa Maria del Canneto

Il Chronicon Vulturnense, testo in latino medievale, testimonia che il duca beneventano Gisulfo I, nel 706 d.C., donò” S. Maria iuxta Trinum” (sul Trigno) al monastero di S. Vincenzo al Volturno. E fu proprio l’abate Rainaldo, rettore dell’abbazia volturnense, che fece edificare la chiesa tra il 1137 e il 1166, grossomodo così come si presenta oggi, riutilizzando quello che restava della villa, dei monumenti funerari dell’insediamento romano e dei precedenti edifici: blocchi lavorati, murature, colonne, capitelli, iscrizioni, cornici, bassorilievi etc..

A destra della chiesa sorge la torre campanaria merlata, alta 25 metri, che fu ultimata nel 1329 (probabilmente, fu costruita inizialmente a scopo difensivo e di controllo del territorio). Quando i monaci benedettini abbandonarono la chiesa, nel 1474, essa subì un lento ed inesorabile declino, favorito anche dalle esondazioni del Trigno e del suo affluente (i resti della villa rustica sono stati riportati alla luce dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise con diverse campagne di scavo a partire dal 1977).

 

Fortunatamente, un appassionato sacerdote, Don Duilio Lemme, grazie anche all’aiuto di alcuni volenterosi, decise di ripristinare il culto nella chiesa di S. Maria di Roccavivara e procedette ad una risistemazione dell’edificio a partire dal 1930 e fino al 1935, quando fu riaperto al pubblico. Da allora la splendida chiesa romanica, a tre navate absidate, è nota meta di pellegrinaggi mariani: la piccola statua di culto è una Madonna lignea del XIV secolo in stile gotico, chiamata anche Madonna o Vergine del Sorriso, per via dell’espressione dolcemente sorridente del suo volto.

Da non perdere l’ambone-pulpito a sinistra della navata centrale; finemente decorato fu eretto nel 1223, in parte con materiali di reimpiego più antichi. L’ambone è sostenuto da tre archi disuguali e, sotto il parapetto, si aprono sette piccole edicole: quella centrale doveva sostenere un’aquila che, con le sue ali spiegate, fungeva da leggio. Le altre sono occupate da sei monaci in altorilievo, intenti alle attività che rappresentano la regola monastica dell’ora et labora.

Curiosità

Due leoni di pietra, quattro in tutto, sorvegliano le facciate a mezzogiorno della chiesa e del campanile; i monaci benedettini erano soliti indicare in questo modo la direzione verso l’Abbazia Madre di Montecassino.

Siete curiosi di esplorare un luogo fuori dal tempo e così ricco di storia? Non vi resta che mettervi in viaggio percorrendo la SP 15 in direzione della costa. Pochi chilometri dopo il bivio per Roccavivara, sulla destra, troverete le indicazioni per il santuario, che è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 8 alle 19; l’area archeologica dal lunedì al sabato, dalle ore 8 alle 14. Ingresso libero.

 

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