Molisiamo

Il Molise che non ti aspetti

Il caseificio Barone di Vinchiaturo a Dubai per Eataly

Siamo sicuri che tutti (o quasi) i molisani, almeno una volta nella vita, hanno assaggiato una morbidissima mozzarella Barone o, certamente, conoscono lo storico caseificio di Via Spensieri 32 a Vinchiaturo. Dal 2014 anche l’emiro di Dubai Mohammed bin Rashid Al Maktum avrà l’onore di assaggiare una mozzarella Barone e di vedere con i suoi occhi come si produce, dove? A Dubai naturalmente.

Infatti, il 9 dicembre 2013, all’interno del centro commerciale Dubai Mall, di fronte al Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, ha aperto i battenti Eataly, una catena alimentare italiana specializzata nella vendita e nella distribuzione diretta di generi alimentari italiani di altissima qualità.

Il Molise a Dubai per Eataly

La prima sede di Eataly è stata inaugurata nel 2007 a Torino e ad oggi si contano 11 punti vendita in Italia, 9 punti vendita in Giappone e altri a New York, Chicago, Dubai e Istanbul. Eataly non è solo una boutique del gusto dove si può acquistare e, certamente, degustare il meglio del Made in Italy alimentare ma è anche un luogo dove si possono seguire corsi di cucina e di educazione all’ “eatalian style”.

Inoltre, in ogni punto vendita, sono presenti alcune micro realtà produttive, succursali delle migliori aziende alimentari dislocate su tutto il territorio italiano: dal caseificio al salumificio, dal birrificio al pastificio. Ed è proprio l’azienda Barone di Vinchiaturo quella scelta per occupare il micro-caseificio di Eataly a Dubai dove pareti di vetro permettono di osservare la filatura e la “mozzatura” manuale di mozzarelle e scamorze, che possono essere comprate direttamente o gustate nel “Mozzarella Restaurant”.

Ad aver conquistato il gusto degli arabi sarà stata, probabilmente, proprio la morbidezza della mozzarella Barone, caratteristica di molte delle produzioni della zona di Bojano (da cui proveniva Settimio Perrella, padre degli attuali eredi) e dovuta, probabilmente, come sostiene uno dei proprietari dello storico caseificio, alle caratteristiche del latte.

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Foto tratta da www.barone.it

 

Secondo Luigi Perrella, infatti, Bojano era uno degli ultimi, se non l’ultimo, luogo di sosta delle mandrie di bovini transumanti dalla Puglia che avrebbero fornito un latte molto leggero a causa della stagione (il latte prodotto in primavera è più leggero di quello prodotto in inverno) e della fatica dovuta al viaggio; da qui, probabilmente, l’esigenza dei mastri casari locali di lavorare il latte in modo più delicato, conferendo alla mozzarella la caratteristica morbidezza tipica della produzione bojanese, così apprezzata in Italia e all’estero.

Curiosità

C’è una teoria, sostenuta anche da Luigi Perrella, secondo cui la mozzarella non sarebbe stata inventata in Campania ma in Molise! Il più antico documento che parla della “mozza” è del XII sec. d.C.. Secondo monsignor Alicandri, colui che nel XIX secolo lo scoprì: “ una mozza o provatura con un pezzetto di pane era la prestazione che i monaci benedettini del monastero di San Lorenzo in Capua davano al Capitolo Metropolitano” in occasione di particolari cerimonie religiose “per antica tradizione”.

Questo documento e le testimonianze dell’introduzione della bufala nel territorio campano nello stesso periodo hanno alimentato la convinzione che la mozzarella, originariamente di bufala, fosse nata proprio a Capua, nel monastero di San Lorenzo. Tuttavia, secondo il Chronicon Vulturnense, di cui vi abbiamo parlato già diverse volte, il monastero di San Lorenzo a Capua sarebbe stato fondato da alcuni monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno che, sfuggiti al sacco dei Saraceni dell’881 d.C., si sarebbero rifugiati nella fortezza longobarda di Capua dove, cinque anni dopo, avrebbero fondato il monastero di San Lorenzo.

Certamente, tra le varie arti che i benedettini di San Vincenzo al Volturno praticavano, c’era quella casearia per antica tradizione e non è improbabile credere che avessero già scoperto la filatura a caldo (quella da cui nasce la mozzarella) per ovviare alla cattiva conservazione del latte vaccino e ridurne l’acidità. Questa pratica, da cui nasce il filo che poi, “mozzato” a mano, si trasforma in mozzarelle, sarebbe stata introdotta anche nel nuovo monastero di Capua dove si sarebbe diffuso, a partire dal XIII secolo, l’allevamento della bufala che soppiantò del tutto l’utilizzo di latte di vacca, lasciandone il primato al Molise.

Che sia vero o no, resta il fatto che la presenza di un prodotto tipicamente molisano a Dubai, all’interno di una catena alimentare di altissima qualità come Eataly, non può che riempirci di orgoglio e farci sperare che anche altri pregiati prodotti regionali possano arrivare al grande pubblico.

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