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Halloween, Babbo Natale e il Carnevale: le origini contadine delle nostre tradizioni

1 novembre, 2018 • Tradizioni locali

Ogni anno il nostro calendario è scandito da numerose tradizioni delle quali conosciamo solo sommariamente le origini. Parliamo del Carnevale mascherato, come quello di Tufara, del Natale con i suoi doni portati su una slitta, e di Halloween, festa da molti contestata fatta di zucche e sfilate spaventose. Per capirne meglio il significato abbiamo raccolto per voi la descrizione di un giovane antropologo, pronto a sfatare falsi miti e a mettere in luce le origini contadine delle nostre feste più amate. Buona lettura!

Le origini contadine delle nostre tradizioni

Per i popoli neolitici pre-cristiani europei i momenti dell’anno legati ai cambiamenti stagionali e quindi all’agricoltura erano i più importanti dell’anno. La loro sopravvivenza dipendeva dalla resa delle coltivazioni, di conseguenza, anche la religiosità ruotava attorno allo stesso asse. Ci si inginocchia per pregare come ci si inginocchia per seminare, si alzano le mani verso il cielo e verso il sole, pregando che i suoi raggi restituiscano cereali, verdure e frutti.

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Halloween in Irlanda in un quadro di Daniel Maclise (1832)

 

Ormai tutti sanno che gli americani con Halloween non hanno inventato nulla: bambini mascherati, orrori, teschi e zucche sono residuati di epoche arcaiche, di speranze e paure di popoli lontanissimi. Qualcosa di terrificante e magico accadeva di notte tra la fine di Ottobre e l’inizio di Novembre, quando l’aria era fredda, il sole quasi invisibile e il vento tra gli alberi sembrava il coro di voci di esseri spaventosi.

I contadini seppellivano i semi dei cereali sotto la dura terra congelata e i morti risalivano in superficie. Possiamo solo immaginare cosa abbia collegato i semi alle anime dei morti nel mythos di queste genti, fatto sta, che alla speranza che la semina desse buoni frutti si accompagnavano i culti dei morti e degli antenati. Venivano messi in atto dei riti catartici per scacciare gli spiriti maligni che avrebbero potuto rovinare il raccolto e per scongiurare la carestia che ne sarebbe derivata.

Sebbene queste usanze delle “processioni invernali” fossero molto diffuse nel mondo celtico, le ritroviamo anche in quello mediterraneo. Gli antichi cercavano l’alleanza del Dio Pan, un Dio munito di zoccoli e corna che rappresentava l’energia che permea il tutto (Pan è il tutto in greco) ma anche le forze selvatiche e incontrollate nella natura e nell’uomo. Uomini e donne danzavano e suonavano inebriati dal vino e dalla catarsi del rito e a volte sacrificavano un capro, il simbolo del Dio stesso: il famoso “capro espiatorio”. Un Dio sacrificato e fatto a pezzi come Dioniso dai suoi seguaci, che muore come l’anno vecchio e rinasce come l’anno nuovo.

Babbo Natale, la Befana, Halloween e il Diavolo di Tufara

Neanche l’avvento del Cristianesimo riuscì a cancellare queste usanze nelle campagne europee e italiane. I riti Dionisiaci/Panici divennero i Sabba, e il Dio Pan (che secondo Plutarco era già morto da tempo) divenne Satana, diavolo cornuto con pelliccia e zoccoli. Queste usanze si perdono nella notte dei tempi e a volte si sovrappongono: le “streghe” che volavano sulle scope nei boschi per adorare Satana alla luce della luna non sono che antiche seguaci di divinità naturali femminili, riunite successivamente in Diana, Dea vergine della caccia e della natura selvaggia che noi oggi conosciamo come la Befana.

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Il dipinto “Åsgårdsreien” del pittore norvegese Peter Nicolai Arbo raffigurante la caccia selvaggia, 1872, Galleria nazionale di Oslo

 

Ma Babbo Natale non è da meno. Nel Nord Europa c’era una credenza chiamata la “caccia selvaggia”: una misteriosa entità guidava una macabra processione di bambini morti, soldati defunti e spiriti maligni (da qui la mascherata di Halloween). Probabilmente la simbolizzazione di quegli spiriti maligni che avrebbero potuto minacciare la buona resa delle coltivazioni.

Questa entità che guidava la diabolica processione aveva stretti legami con il green man celtico e l’uomo selvatico del Nord Italia, conosciuto anche come Harlechinus o Hellequin (da cui, secondo alcuni studiosi, discenderebbe la maschera veneziana Arlecchino) finendo col diventare Odino, Dio nordico dalla lunga barba bianca. Odino sarebbe diventato l’Old Nick che la chiesa celtica canonizzò come San Nicola, diventato poi Santa Claus e dunque Babbo Natale, che guida la slitta e porta i doni (lo scambio di doni era presente già nei Saturnalia, festività romana da cui la chiesa cattolica mutuò in parte il Natale).

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Il Diavolo di Tufara

 

Riti panici, streghe devote a Diana e l’esercito furioso di Odino si sarebbero fusi nel corso del tempo dando vita a tutta una serie di ritualità invernali che troviamo anche in Molise, con la processione del diavolo di Tufara. In questa processione Pan (il diavolo), il “capro espiatorio”, va di casa in casa seguito da satiri e/o spiriti, uomini in maschera (discendenti dell’esercito infernale di Odino e dei satiri dionisiaci) e riceve dagli abitanti offerte di cibo, chiaramente ben augurali, probabilmente in relazione alla semina. Infine il corteo, danzante e festante, giunge ad una rupe dove il fantoccio dell’anno vecchio viene ucciso, e l’anno nuovo, nella culla, inaugurato.

Una lettura davvero interessante, non credete? Se vi va commentate e diteci cosa ne pensate. :)

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