Molisiamo

Il Molise che non ti aspetti

A Jelsi per visitare la preziosa Cripta della SS.ma Annunziata

4 febbraio, 2014 • Tra mare e montagna

Jelsi è un piccolo paese adagiato tra le colline molisane a pochi chilometri da Campobasso ed è famoso, in Italia e all’estero, soprattutto per la Festa in onore di S. Anna, il 26 luglio, di cui vi abbiamo già parlato qui. Tuttavia, Jelsi conserva un’altra testimonianza di devozione religiosa, molto più antica della prima, che rappresenta un unicum nel panorama artistico molisano: la Cripta della SS.ma Annunziata.

La Cripta di Jelsi

Nel centro storico del paese, a ridosso del palazzo ducale della famiglia Carafa, furono costruite le attuali Cappella e Cripta della SS.ma Annunziata la cui data ufficiale, come ci ricorda l’iscrizione in caratteri gotici della chiave di volta del portale, è il 1363. La Cappella, attualmente sconsacrata, pur mantenendo pressoché integra l’originale conformazione architettonica, ha subito nel corso dei secoli importanti cambiamenti nella destinazione d’uso e da luogo di culto è stata utilizzata come asilo infantile (nel 1928) e sala per spettacoli teatrali locali.

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Foto di Giuseppe Terrigno

 

Attualmente ospita il materiale documentario legato al premio internazionale “La Traglia”, conferito durante le celebrazioni in onore di S. Anna e quello legato alla maschera dell‘”Uomo-Orso” di Jelsi, una maschera zoo-antropomorfa che anima le vie del paese soltanto durante il Carnevale. La Cripta, invece, in un periodo imprecisato della sua storia, fu obliterata e se ne scoprì l’esistenza soltanto nel 1947 quando Domenico Petruccioli, curatore degli spettacoli teatrali che si svolgevano allora nella Cappella, decise di far realizzare la buca per il suggeritore nel presbiterio utilizzato come palcoscenico; gli operai caddero in un ambiente voltato sotterraneo, riempito per oltre la metà di terra di riporto.

La Cripta, a cui si accede tramite l’originaria scala in pietra, è un piccolo ambiente voltato (6×5,5 metri), diviso in due parti da un arco a tutto sesto; sulla parete di fronte all’ingresso c’era una piccola finestra, murata già in antico, e, all’angolo con la parete di sinistra, un’arca tombale alla gotica che, probabilmente, fu realizzata in un momento successivo.

Infatti, la parete di fondo della Cripta ha rivelato, in seguito al distacco di parte dell’intonaco affrescato, un altro ciclo pittorico più antico che, probabilmente, fu in parte coperto dall’arca funeraria e, per questo, sostituito da un nuovo ciclo di affreschi che occupava l’intero ambiente. Nonostante alcuni problemi di leggibilità, dovuti alla perdita di parte dell’intonaco affrescato, al tempo e all’umidità, si riconoscono, sulla parete di fondo e sull’intradosso dell’arco centrale, alcuni Santi in riquadri singoli, mentre le altre pareti accolgono una selezione delle scene più rappresentative della vita di Gesù in ordine sparso.

Unico esempio in Molise di pittura trecentesca, dell’inizio o della fine del secolo (la datazione è ancora controversa), questi affreschi sono di chiara ispirazione giottesca e presentano diverse analogie, secondo gli studiosi, con quelli della più antica e famosa Cappella degli Scrovegni a Padova, dipinta da Giotto e dai suoi collaboratori tra il 1303 e il 1305.

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Foto di Giuseppe Terrigno

La nudità di Gesù da adulto

Probabilmente, il Maestro della Cripta dell’Annunziata a Jelsi non vide personalmente la Cappella di Padova ma i più vicini affreschi della Chiesa di S. Chiara a Napoli che, secondo il Vasari, Giotto dipinse su volere del re Roberto D’Angiò e dei quali, purtroppo, non resta alcuna traccia. Gli affreschi, inestimabili nel loro valore, sono importantissimi anche per un elemento iconografico rarissimo: la nudità di Gesù da adulto, rappresentata nella scena del battesimo di Gesù nel Giordano, posto in fondo alla parete destra della Cripta, di fronte all’arca funeraria.

Se la nudità di Gesù bambino è testimoniata da numerosissime rappresentazioni, quella di Gesù adulto è rarissima e conta solo una decina di esemplari in tutto il mondo, di cui quattro in Italia: il battesimo di Cristo nel Giordano nel mosaico della cupola del battistero della Cattedrale di Ravenna, risalente al V-VI sec. d.C., l’esempio Jelsese del XIV secolo, un altro battesimo scoperto nella Chiesa di Santa Maria della Pietà a Lauro di Nola, del XV sec. d.C. e il crocifisso ligneo di Michelangelo della Basilica di Santo Spirito a Firenze, del 1493 circa.

Per non perdervi l’occasione di vedere proprio qui, nel nostro piccolo Molise, uno dei rari esempi di ostentatio genitalium di Cristo adulto, ci si può rivolgere all’archeologo Michele Fratino del Comune di Jelsi (cell 333.1733718). Oppure, in alcune occasioni durante l’anno, la Cripta è aperta e visitabile liberamente e potrete usufruire di una visita virtuale gratuita grazie al progetto “QRJelsi project”.

Vi basterà avere uno smartphone o un tablet con la connessione ad internet, istallare l’applicazione per la lettura dei codici QR, recarvi nella Cripta o in altri luoghi interessanti di Jelsi (il progetto coinvolge siti di interesse culturale, artistico, archeologico, naturalistico ed architettonico) e avviare il lettore per il codice: vi verranno fornite informazioni audio-video sui luoghi che state visitando. ;)

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